mercoledì 2 dicembre 2009

Il gioco dell'oca come metafora crudele della vita

La vita è un crudele gioco dell'oca: vai avanti di casella in casella e sembra che tutto vada bene, che sia fluido.
Non temi alcun male.
Poi, capiti in quella sbagliata e, se ti va bene, ritorni al punto di partenza o quasi.
Da lì ricominci a giocare, avanzando faticosamente.
E, se invece ti va male, se hai messo ilpiede nella casella assolutamente sbagliata, allora sei espulso dal gioco e puoi soltanto rimanere a guardare gli altri giocatori. Quando stai per mettere il piede nella casella sbagliata, ancora non sai quello che sta per accaderti, ma non ci sarà mai un segnale d'allarme, un'avvisaglia.
Tutto ciò che accade ha un carattere di inelluttabilità imperscrutabile.
In un certo senso, è un dio che gioca a dadi con ciascuno di noi, senza nessuna logica: ad ogni lancio, su cui non abbiamo alcuna capacità di determinazione, noi dobbiamo fare un certo numero di passi, senza mai avere deciso quanti essi debbano essere. E' il lancio del dado ad averlo deciso.
Non sapremo mai dove siamo finiti, se non quando ci siamo già finiti dentro.
Allora, colpo di spugna sul percorso già fatto e si torna indietro.
Quello che nel frattempo è accaduto è come se non fosse mai accaduto.
E questo sino alla fine del mondo...

In un certo senso, quel che accade è come l'insensata, assurda, fatica di Sisifo.
E se non vinci non vinci. Punto.
Da piccolo, giocavamo spesso a tombola.
Io ero uno di quelli che non vinceva mai un solo premio. Ambo, terna, quaterna, cinquina, tombola...
Ero sempre di un passo indietro rispetto agli altri.
O forse ero distratto, non so.
Mio padre che, in queste circostanze, faceva il "croupier", comprendeva la mia concente delusione e ce la metteva tutta per farmi vincere un premio... Quindi, fuori dalla regola, per ogni tappa, istituiva un premio di consolazione, ma c'era sempre qualcuno che arrivava a beccarselo prima di me.
Per carità, erano premi di scarsissimo valore oggettivo: che so, una caramella oppure un cioccolattino.
Ma il loro valore simbolico era elevatissimo.
Il gioco dell'oca è molto più crudele, forse proprio perchè è una rappresentazione della vita e del suo modo di procedere, con le sue incertezze, con premi e "punizioni" che vengono dispensati in modo assoutamente casuale.
A volte, ci si illude - come nel gioco dell'oca - che gli accadimenti possano essere "reversibili" nei loro effetti ed è per questo, forse, che ci si accanisce a giocare, pensando di poter di nuovo raggiungere chi è andato avanti...

[da Wikipedia]

Il gioco dell'oca, come in sostanza tutti i giochi di percorso, si presta a una lettura simbolica, già evidente nella scelta delle decorazioni della versione di De' Medici, con i "pericoli" che rappresentano le difficoltà (fisiche e morali) della vita. Di conseguenza, il gioco viene talvolta citato con intento allegorico nella cultura e nelle arti. Un riferimento celebre al gioco si trova nel romanzo Il testamento di uno stravagante di Jules Verne (Le Testament d'un excentrique, 1899). Vi si narra di un eccentrico testamento che mette in palio una straordinaria somma fra sette contendenti, costringendoli a una spericolata gara in cui gli Stati Uniti diventano un gigantesco tabellone del gioco dell'oca. Il legame con il gioco dell'oca non è noto a chi conosce questa storia solo attraverso i numerosi adattamenti cinematografici (tra gli ultimi, Rat Race) che non ne fanno menzione.

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2 commenti:

  1. Vincenzo Cordovana3 dicembre 2009 13:13

    E allora, che fare? Smettiamo, di giocare?
    Dovremmo, per timore, cessar d'incominciare?
    Che dir, questa casella urta la mia coscienza,
    per scherzo del destino sei al punto di partenza.

    Che smacco, ti appassioni al gioco della vita,
    sei quasi al tuo traguardo, riprendi la partita.
    Subiamo il destino violento e anche beffardo
    del Sommo Giocatore, coinvolti nel suo azzardo.

    Eppure qualcosa mi sovviene alla ragione,
    un gesto, un guizzo, un segno, un'intuizione.
    E allor se il Giocatore cadesse in distrazione
    potremmo approfittare di nuova condizione.

    Non visti col ditino spingerem la paperella
    fin quando non trovassimo, più in la, salva casella
    Chissà se con un gesto furbetto ed infingardo
    non si riesca, illesi, a raggiungere il traguardo

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  2. Una mia cara amica ha scritto:

    Sei sempre così pessimista!!!
    Certo, con la situazione familiare che hai sempre avuto, la tua vita non è mai stata facile e lo capisco più di quanto pensi avendone avuta un'esperienza indiretta, ma tu fai parte di quella categoria di persone (e anche qui non è colpa tua) che vedono il "bicchiere mezzo vuoto" e mai "mezzo pieno".
    molte delle scelte della vita sono nostre e solo nostre e ne paghiamo le conseguenze positive o meno che esse siano e tali scelte non sono causa delle situazioni famigliari che voglia o non voglia ci portiamo dietro.....
    Quando si è ad un bivio siamo noi e solo noi che scegliamo di andare a destra o a sinistra.
    I momenti di sconforto ci sono sempre, ma alla fine - in un modo o nell'altro - ci si risolleva e, dal momento che siamo qui, la vita vale sempre la pena di viverla Comunque, almeno, io la penso così....

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