martedì 24 febbraio 2009

"Alla terra"... : i percorsi della memoria e la nostalgia di ciò che che è perduto


Vagavo, lo scorso settembre, per le strade di Tarquinia, assieme a mio figlio.
Una città medievale, tutta circondata da mura turrite, alta su di una rupe.
Strade lastricate di sanpietrini, antiche case rinascimentali, torri. antiche chiese.

Tarquinia e le terre della Tuscia sono la patria di Cardarelli, un poeta che - a dire il vero - non ho mai studito a scuola, ma di cui mia madre insegnante era appassionata (tanto che lo faceva studiare alle sue alunne).
Cardarelli viene considerato uno dei più importanti poeti italiani del Novecento: il "poeta della solitudine" viene definito da alcuni.
Proprio a Tarquinia nacque e qui visse in gioventù, per poi trasferirsi altrove, seguendo i suoi percorsi di vita.

Un allontanamento che, poi, in tarda età, egli rielaborò nostalgicamente come un tradimento della sua terra madre.
La cittadina ha fatto omaggio a Cardarelli, suo cittadino illustre e cantore.
Sui muri delle case sono state cementate piastrelle di ceramica colorata che recano impressi quei versi delle sue poesie in cui si parla proprio di quei luoghi.
Camminare per le vie di Tarquinia diventa così un vero percorso della memoria dedicato a Vincenzo Cardarelli e ai modi in cui egli filtrava, attraverso la sua inquieta sensibilità, le rimembranze del suo paese nativo.
Quasi alla fine dell'affascinante camminata, ci siamo ritrovati su di un poderoso bastione che guardava un paesaggio semi-desertico di colline gialle di grano ormai maturo e, qui, su di una grande lastra di terracotta un'intera poesia di Cardarelli, la poesia di un emigrante che, a distanza di anni, medita malinconico sul tradimento che ha perpetrato nei confronti della terra nutrice, madre, donna, fidanzata, moglie.
"Terra mia nativa... ", il suo incipit. "Alla terra", il suo titolo.
E' una lirica struggente che fa vibrare le corde del cuore, perchè ciascuno di noi ha dentro di sé la nostalgia e il rimpianto per qualche cosa che ha lasciato dietro, per il non-ritorno, per i ripensamenti troppo tardivi, per l'esilio a cui si è condannato a vivere per interi anni, mentre il nastro della vita lo portava inesorabilmente in avanti.

Questo il testo della poesia.

Alla terra

Terra mia nativa,
perduta per sempre.
Paradiso in cui vissi
felice, senza peccato,
ed ebbi amiche un tempo
le biscie fienaiole
più che gli uomini poi.
Nelle notti d'insonnia,
quando il mio cuore è più angosciato e grida
e non si vuol dar pace,
tu mi riappari ed in te mi rifugio.
Non memorie io ti chiedo,
ma riposo ed oblio.
E dopo tanto errare
godo in te ritrovarmi,
terra mia di cui porto
l'immortal febbre nel sangue.
Sempre più persuaso che tu sola
non m'abbia mai tradito
e che il lasciarti fu grande follia.
Così lontana sei, così lontana!
Pur di raggiungerti e annullarmi in te
anche la morte mi sarebbe cara.


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