mercoledì 25 febbraio 2009

Lingua di suocera o lingua di gatto?

C'è un biscotto buonissimo, uno di quei biscotti secchi da dessert: lungo e sottile, dalla pasta croccante sotto i denti, è in genere fortemente ricurvo con la sua parte concava rivestita da uno strato di cioccolato fondente. Buonissimo! Squisito! Da far mugolare per il piacere!
Ne vado ghiotto e, appena posso, ne compro una buona quantità.
Sono biscotti pericolosi come una droga, perchè c'è la tendenza a mangiarli uno via l'altro sino ad aver dato fondo a tutta la scorta.
Mi ricordano la mia infanzia.
Erano i classici biscotti che mia madre offriva ad amici e parenti, quando si presentavano a casa nostra in occasione di feste e ricorrenze varie.
C'erano per me delle severe limitazioni.
Ma, ogni volta, infrangendo i divieti, mi avvicinavo di soppiatto al vassoio e, approfittando della distrazione di mia madre, intenta in conversazione, ne trafugavo qualcuno e mi ritiravo a mangiarli "al sicuro" (dietro il divano oppure al riparo di una tenda).
In questa foggia, io li ho visti e mangiati soltanto a Palermo, mai altrove.
In famiglia, li abbiamo sempre chiamati "lingue di suocera", non so perchè: forse - era quello che da piccolo mi ritrovavo a fantasticare - perchè le suocere hanno la lingua lunga o, per dirla con altro termine, sono linguacciute.
Di recente, dopo anni di "astinenza" mi sono ritrovato a comprarne, in una pasticceria dove si presentavano con un aspetto davvero invitante.
Ho detto: "...e mi dia, per favore, anche un po' di lingue di suocera...".
La signora mi ha guardato strano.
Ho replicato: "Ho detto qualcosa di sconveniente?"
"No, affatto! Ma noi, veramente, le chiamiamo lingue di gatto!"
"Ah!", ho fatto io "Forse, dal tempo in cui ero piccolo hanno cambiato nome!"
"Non saprei cosa dirle... Noi le abbiamo sempre chiamate 'lingue di gatto'!"
"Forse", ho aggiunto io, "oggi con questa afflizione del politicamente corretto non va più tante dire lingue di suocera... Magari le suocere potrebbero offendersi e se ciò accadesse, sarebbe un fatto davvero disdicevole."
"Gia, le suocere, a volte, hanno la lingua biforcuta...", ha concluso la donna, lasciandomi un po' stordito per questa sua improvvisa svolta, certamente non "politicamente corretta"...
Sono andato via un po' perplesso e turbato.
Una mia certezza irrevocabile era stata scossa...
Arrivando a casa con il dono di questa prelibatezza (il pacchetto di lingue di suocera ben confezionato), ho esclamato: "Guardate un po'! Vi ho portato delle squisite lingue di suocera!"
Tutti mi hanno guardato perplesso ed io, di rimando, ho lanciato delle occhiate alquanto stralunate.
"Come,", faccio io, "non le chiamate lingue di suocera?"
"Ma quando mai! Noi le abbiamo sempre chiamate lingue di gatto!!!"
"Ma guarda un po'! Non c'è più mondo!", ho pensato io.
"Lingue di gatto, lingue di gatto...,", ho rimuginato tra me e me, "così dicono tutti, con coro unanime".
Eppure - insisto - a me piace dire "lingue di suocera", è quello il dolce della mia infanzia, non altro.
D'altra parte, si sa bene, il lessico familiare è potente e fortemente radicato.
E, negli anni, si creano delle usanze e delle convenzioni che sono proprie ed esclusive di quel particolare nucleo familiare.

Ciò nonostante, piccato, ho voluto fare una ricerca in internet per vedere chi avesse ragione.

E a parte la sorpresa di trovare che a "lingua di suocera" corrisponde una particolare specie botanica oppure un tipo di pan-grissino che viene prodotto soprattutto al Nord, ciò che maggiormente si avvicina al prodotto gastronomico che descrivo è appunto definito con l'espressione "lingua di gatto".
Ahimé, devo ammettere la mia sconfitta, ma per me questi squisiti biscottini continueranno a rimanere sempre le "lingue di suocera", senza nessuna offesa per la suocera, s'intende! E poi, se la suocera si offende, chi se ne frega?

Lingue di suocera
Nella botanica è una pianta il cui nome è Schlumbergera della famiglia delle Cactacee e originaria del Sud America, dai caratteristici fiori.
In gastronomia:
La “Lingua di Suocera”, forma di pane molto secca e sottile, con una caratteristica forma allungata, è impastato a macchina ed è stirato a mano è un prodotto di panetteria che si ottiene mediante l’amalgamazione e la conseguente cottura in forno a 250° per circa 20 minuti dei seguenti ingredienti: farina 00, malto, sale, lievito, olio e strutto.
L’impasto è preparato in tre tempi. Si fa una prima levata con lievito madre, farina e acqua; si aggiunge farina ed acqua e si fa nuovamente lievitare; infine altra farina ed acqua fino ad ottenere un impasto molto fluido, con il 50% di acqua. L’impasto si riduce a pagnottelle di 40 grammi che vengono schiacciate con il mattarello e ridotte a lingue di 50 centimetri di lunghezza per 15 di larghezza.
Invece, vediamo la spiegazione per "lingue di gatto".
Le lingue di gatto sono biscotti particolarmente adatti per la decorazione di dolci. Appena sfornati, quando sono ancora caldi, sono estremamente malleabili: possono quindi essere forgiati in forme diverse che manterranno una volta raffreddatesi. Quelli della foto, per esempio, sono preparati con una tasca per dolci munita di bocchetta liscia e piatta con cui vengono "spremute" delle striscie abbastanza lunghe che, una volta cotte, vengono arrotolate a spirale intorno ad una matita.

Una risposta al mio dilemma l'ho avuta in un commento "competente" che fa così: "La lingua di gatto è senza cioccolato e non è curva; quella descritta è la lingua di suocera. parola di pasticcere :-))"
Entusiasta, hoocosì replicato al mio interlocutore: "Ti ringrazio della precisazione, caro amico. Mi sento autenticamente risollevato nel trovare qualcuno che sostiene il mio ricordo d'infanzia ed il mio gergo familiare. Supportato dalle tue parole, mi sento un po' meno lunare e stravagante...
Ma vallo a dire alla signora pasticciera di cui riferisco nella mia nota... Sarà davvero dura convincerla..."

Foto: l'immagine che più si approssima alla "lingua di gatto" che conosco io, solo che in questa manca il rivestimento di cioccolatto..


3 commenti:

  1. Una società che censura il linguaggio mettendo al bando parole volgari quale "suocera" è una società che ha paura di se stessa.
    Ipotesi di lavoro: recuperare la capacità di insulto di una volta e che oggi rischia di perdersi per il prevalere del lessico normalizzato e buonista che tu hai straordinariamente stigmatizzato

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