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domenica 14 marzo 2010

"La camera dello sguardo. Fotografi italiani". In una mostra, una panoramica sullo stato dell'arte della fotografia italiana dagli anni '50 ad oggi


Si sta svolgendo a Palermo (dal 19 dicembre 2009 al 21 marzo 2010) nella splendida cornice di Palazzo Sant'Elia e promossa dalla Provincia regionale di Palermo, la mostra fotografica dal titolo "La camera dello sguardo. Fotografi italiani" che, inserita in un progetto di incontri internazionali d’arte e curata da Achille Bonito Oliva, offre una carrellata intensa ed appassionata sulla fotografia italiana contemporanea con un centinaio circa di opere.
Vi sono rappresentati 29 maestri della fotografia italiana, ta cui Giacomelli, Mulas, Ghirri, Berengo Gardin, soltanto per citare alcuni dei nomi più noti, tra cui si distinguono due Siciliani (Ferdinando Scianna e Lia Pasqualino).

La mostra, organizzata da Civita Sicilia e curata da Achille Bonito Oliva vuole offrire una panoramica esauriente della fotografia italiana dagli anni Cinquanta ad oggi, "...in un percorso interpretativo della nostra società e della sua evoluzione, attraverso la rappresentazione delle sue contraddizioni ed armonie ma sempre rifuggendo i linguaggi della retorica e i luoghi comuni ad essa legati".
Un altro suo pregio è quello di dare spazio ad una grande varietà di temi: dai reportage ad alto contenuto sociale, ai paesaggi (urbani e naturalistici), alla ritrattistica, alla foto sperimentale (come la serie delle "Meditazioni" di Paul Thorel o quella dell "Natività" di Antonio Biasucci).

Il titolo della mostra " La camera dello sguardo" si ispira chiaramente (e tributa, in tal senso, un omaggio) al famoso saggio sulla fotografia di Roland Barthes, La camera chiara, le cui riflessioni hanno fatto da filo condotture di tanta parte dell'ermeneneutica della fotografia contemporanea.

I grandi spazi di Palazzo Sant'Elia, con le volte dei saloni affrescate da pittori settecenteschi e riportate all'antico splendore con un sapiente lavoro di restauro, hanno offerto la possibilità di adottare la soluzione ardita di creare nel percorso che il visitatore si trova a seguire delle sotto-divisioni con l'utilizzazione di formati diversi delle foto esposte e di un loro allestimento con cornici diverse, ma omogenee per autore, come anche sono variabili i supporti utilizzati da ciascun artista, in funzione della moderna concezione estetica secondo cui la Fotografia non deve rispondere soltanto a requisiti tecnici e formali, ma può avvantaggiarsi nella sua espressività dell'utilizzo di supporti che siano all'avanguardia, per i quali è in continua espansione un filone di ricerca.
E' così possibile ammirare delle splendide gigantografie in bianco-nero (le foto moscovite di Gabriele Basilico) o a colori (come le due originali interpretazioni di Chicago di Luca Campigotto oppure le due immagini salernitane di Raffaella Mariniello), ad altre di formato più ridotto e compatto che indulgono alla ritrattistica o alla rappresentazione di elemti minimalisti della realtà o foto di tipo documentaristico, come la celebre foto di Federico Garolla che ritrae Pasolini mentre gioca a calcio con alcuni giovani borgatari di Roma ("Pier Paolo Pasolini nel quartiere di Centocelle, Roma, 1956") o quelle di Marco Giacomelli che - estrapolate dalla serie "Io non ho mani che mi accarezzino il volto" - ritraggono momenti di vita di giovani seminaristi.
Questo tipo di scelta ha consentito di creare nel percorso ideale della mostra una serie di capitoli in cui le opere di ogni singolo artista (in numero variabile) sono facilmente identificabili per omogeneità di formato.

Molte delle foto non si offrono allo sguardo come prodotti semplicemente estetizzanti, ma propongono sempre una meditazione, una riflessione, una denuncia: sia su tematiche di rilevanza sociale, come l'atualissima serie di "paesaggi" di Aniello Barone sul degrado delle modernissime "rifiutopoli" della Campania cui fa da contraltare una delle foto di Raffaella Mariniello, sia su aspetti della società contemporanea che colpiscono duramente il nostro immaginario come la cruda foto di Oliverio Toscani sul tema dell'anoressia (Anorexia, 2007).
Alla mostra fa da necessario pendant un bel catalogo in edizione bilingue (Italiano-Inglese), edito da Peliti Associati e curato da Achille Bonito Oliva,autore di un saggio di grande interesse, intitolato "La distanza dell'arte e la camera dello guardo" che fornisce al visitatore desideroso di approfondimento alcuni riferimenti teorici ed interpretativi della fotografia come arte.

“La Provincia di Palermo – spiega il Presidente Giovanni Avanti - accoglie la grande fotografia italiana per una mostra che si annuncia come un grande evento culturale, per il pregio dei maestri che espongono le loro opere e per l’eterogeneità dei temi e dei soggetti trattati. La mostra di Palazzo S. Elia vuole essere la testimonianza autentica del grande interesse e dell’attenzione che la fotografia di altissima qualità riscuote nel pubblico, ma rappresenta anche la strategia culturale della Provincia di Palermo, che intende offrire alla fruizione generale quanto di meglio vi sia nel panorama artistico, nella consapevolezza che la crescita economica e lo sviluppo del territorio non possano prescindere dalla loro integrazione con una crescita culturale dell’intera comunità. La prestigiosa sede museale di via Maqueda, mette a disposizione di autori, curatori e pubblico gli splendidi saloni affrescati del Settecento, ma li proietta in una dimensione assolutamente contemporanea, in un affasciante gioco di ‘contrasti’, che non toglie nulla alla bellezza degli interni, ma anzi la rinnova”. In mostra opere di Claudio Abate, Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Antonio Biasucci, Lisetta Carmi, Elisabetta Catalano, Mario Cresci, Luciano D’Alessandro, Franco Fontana, Francesco Jodice, Mimmo Jodice, Raffaella Mariniello, Paolo Mussat Sartor, Ferdinando Scianna, Paul Thorel, Aniello Barone, Luca Campigotto, Federico Garolla, Mario Giacomelli, Luigi Ghirri, Ugo Mulas, Lia Pasqualino, Beatrice Pediconi, Dino Pedriali, Paolo Pellegrin, Marialba Russo, Paola Salerno, Oliviero Toscani.

Per informazioni: www.provincia.palermo.it (sezione iniziative ed eventi)

mercoledì 17 febbraio 2010

La bellezza dentro: una mostra fotografica sulle donne e le madri nelle carceri italiane


Si è svolta a Ravenna, patrocinata dal Ministero della Giustizia, la mostra fotografica "La bellezza dentro. Donne e madri nelle carceri italiane", che è il risultato di una foto-inchiesta condotta in dieci carceri italiani provviste di Sezione feminile (Urban Center - Chiesa di San Domenico - dal 16.01.2010 al 12.02.2010)
Autore delle foto esposte è il fotoreporter Giampiero Corelli.
La mostra, allestita in un suggestivo spazio espositivo nel cuore di Ravenna (un'antica chiesa momentaneamente adibita a spazio espositivo, nei pressi della porta S. Vitale), ha un grande interesse perchè, in verità, non si occupa delle "recluse", ma del tema più ampio delle "reclusioni" femminili.
In questo senso, l'occhio fotografico di Corelli indugia non solo sulle detenute, ma anche sulle guardie carcerarie, anche'esse donne. Le une e le altre appartengono ad un'unica realtà, le une e le altre - per quanto in una posizione relazionale asimmetrica - sono espressione di un'unica reclusione.
Corelli, con le sue immagini, mostra proprio questo, ma fa anche vedere che - al di là del dramma e della malinconia - possono esservi il sorriso, la gioia di vivere, la speranza.
Sarebbe stato troppo facile e troppo scontato, forse, soffermarsi sui guasti del sistema carcerario italiano: troppe inchieste sono state condotte, troppe denuncie sono state portate avanti. E sarebbe stato fin troppo facile estrapolare dal contesto questo filo conduttore: si sa, per altro che le immagini fotografiche, offrendo all'osservazione un singolo pezzo di realtà, svincolato dal contesto, possono mentire o, in alcuni casi, possono essere utilizzate per fare una facile retorica.
Corelli, che ha dedicato gli anni più recenti del suo lavoro "...a indagare l'identità femminile nei suoi aspetti meno conosciuti e consueti (dalle suore di clausura alle madri assassine)" si è accostato a questa nuova impresa con un grande rigore formale.
Nella maggior parte delle carceri femminii che ha visitato (tra le quali si annoverano Rebibbia, la Giudecca di Venezia, il Carcere di Pozzuoli (per Napoli), il "Pagliarelli" di Palermo, il "Gazzi" di Messina), non si è limitato a scattare delle foto, ma ha svolto un accurato lavoro preliminare (che non sempre è stato possibile portare avanti nella sua integrità), consistente in una riunione di presentazione con gran parte delle recluse e le guardie carcerarie di turno, nel corso della quale egli spiegava gli intendimenti della sua ricerca, passando successivamente ad una serie di interviste, che gli hanno consentito di raccogliere del materiale per la costruzione di un video (solo parlato) di "testimonianze", lasciando solo per ultime le session fotografiche propriamente dette.
Le detenute e le secondine, coinvolte in questo procedimento, non si sono sentite come "oggetti" da osservare, ma come soggetti partecipi di un processo e da ciò scaturisce la grande freschezza e la potenza espressiva di alcune delle immagine che Corelli ha colto.
Quindi, si potrebbe dire che la mostra offre un percorso per immagini attraverso il più ampio mondo carcerario sempre declinato al femminile, visto attraverso tutti gli attori coinvolti e i suoi più diversi aspetti culturali: il personale di sorveglianza, di assistenza sociale, i servizi del volontariato.
E' disponibile un catalogo a stampa, edito per i tipi di Danilo Montanari Ediore, che contiene non solo le foto scelte per la mostra, ma anche altre che - per motivi di spazio - non sono state allocate nello spazio espositivo.
Il volume è corredato di un'introduzione di Donatella Stasio, giornalista parlamentare ed esperta di cronaca giudiziaria e, a conclusione, è corredato di una serie tabelle statistiche che illustrano alcuni aspetti della detenzione femminile nelle carceri italiani.
Sarebbe davvero auspicabile poter vedere questa mostra anche a Palermo.
Corelli afferma che a Palermo ha avuto grandi facilitazioni per lo svolgimento del suo lavoro dall'allora direttrice del Carceri "I Pagliarelli".

Dalla presentazione della mostra
Il fotoreporter Giampiero Corelli ha dedicato gli ultimi anni del suo lavoro a indagare l'identità femminile nei suoi aspetti meno conosciuti e consueti (dalle suore di clausura alle madri assassine). In questo contesto si inserisce questa iniziativa, un lungo reportage nelle carceri femminili italiane (da Rebibbia alla Giudecca, da Pozzuoli al Pagliarelli, al Gozzi, alla Dozza) che lo ha portato a visitare una decina di istituti di pena. Non ci si sofferma solo sulle detenute, che pure costituiscono il momento caratterizzante dell'intervento, ma anche sul personale di sorveglianza, di assistenza sociale, sul servizio di volontariato, sul più ampio mondo carcerario anche nei suoi aspetti culturali. La ricerca di Corelli tende a documentare la bellezza dell'essere umano, in questo caso femminile, che conserva e difende le proprie caratteristiche anche in condizioni di disagio e a volte di degrado. Particolare attenzione è rivolta alle detenute madri, comprese tra la privazione della libertà e l'affettività e la speranza di una nuova vita. Mostra fotografica composta da 40 pannelli 83 x 60 cm Stampa B/N a pigmenti al carbone applicata su alluminio sagomato.

Nota biografica
Nato a Sant'Alberto, paese ai confini della valle di Comacchio sul fiume Reno, Giampiero Corelli è iscritto all'albo dei giornalisti in qualità di fotoreporter. Svolge la professione di fotoreporter da oltre vent'anni, prima con il quotidiano Messaggero, poi con il Resto del Carlino.
Collabora con diverse testate giornalistiche e agenzie fotografiche: Ansa, Sintesi, La Piazza avvenimenti, Ravenna Notizie, Il Risveglio 2000, Qui, Media News.
Ha publicato diversi libri fotografici tra i quali "Ravenna 1990-2000","Alle soglie dell'eterno", "Dentro la luce oltre la luce", "Mestieri e volti di una citta del terzo millenio volume 1-2-3", "Muoio ma non muoio", "Mostrami il tuo cane ti diro chi sei", "Mamma mia", "Cocorico frames", "Tempi diversi voci e volti dalla clausura", "Universalmente", "Babbo mio".
Ha esposto in diverse mostre fotografiche in italia e all'estero.

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