domenica 12 aprile 2009

L'angolo confortevole

Cammino per le strade al mattino. Il vento soffia di continuo. Solleva vecchie pagine di giornale gualcite, volantini che promettono mirabili prestiti e che nessuno si sofferma mai a leggere, mentre i pacchetti di sigarette accartocciati più pesanti resistono alle sollecitazioni eoliche e se ne stanno tronfi con i loro messaggi di morte tra foglie morte, cocci di vetro e petali di glicine ancora carichi di un sontuoso profumo.
Si passa attraverso quel che resta della notte e dei caroselli dello svago alcoolico.

Vie deserte, all'alba della Pasqua di rinascita.
Una sottile malinconia mi circola nel sangue.
Il frusciare del vento crea una sensazione di attesa, incerta ed indefinibile.
Rientro a casa e qui mi sento subito rinvigorito.
La malinconia mi abbandona, perchè mi ritrovo all'interno d'una sfera rassicurante e conosciuta nei più minuti dettagli.
Tutto sotto controllo.

La cappa si dissolve.
In fondo, mai ci si deve allontanare dai luoghi conosciuti, dalle isole rassicuranti della propria vita.
Allontanarsi, per poi tornare dopo brevi intervalli, ma mai farlo dopo anni e anni.
Il rischio potrebbe essere quello di trovarsi a confronto con derive possibili ed intollerabili del proprio sviluppo personale, l'enunciazione dei propri fantasmi, il disimpasto di aspetti sgradevoli del nostro Sè che ci siamo lasciati alle spalle, nel tentativo di essere migliori.
Come accade nel racconto di Henry James, "The jolly corner".

1 commento:

  1. Vincenzo Cordovana16 aprile 2009 21:26

    Grazie Maurizio, grazie ancora. Questa tua riflessione ridefinisce la natura del viaggio e del viaggiatore: affrancati dalla paura di un allontanamento che può perderci il viaggio diventa esperienza che supporta ed arricchisce la nostra cara e rassicurante quotidianità. Queste tue parole propongono la nuova armonia di una identità che si rafforza fingendo di perdersi, ci propongono la gioia del contatto senza il timore della confusione

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