lunedì 9 agosto 2010

Finisce in tragedia il Campionato del mondo di sauna: una riflessione psico-sociologica


Occorre interrogarsi sul senso e l'utilità di certe tipologie di competizioni sedicenti sportive che perdono, di fatto, qualsiasi dignità di sport, per diventare puro azzardo e rischio.
Colpisce indubbiamente la notizia che, al culmine del Campionato del mondo di sauna, in Finlandia (nella città di Heinola, 135 km a nordest di Helsinki), giunto alla sua 13 ^edizione, sia morto uno dei due finalisti (il russo Vladimir Lazyzhenskiy), mentre l'altro (il finladese Timo Kaukonen) è rimasto gravemente ustionato ed è ancora ricoverato in ospedale in prognosi riservata.
Questa la notizia.
Un russo è morto ieri durante la finale dei campionati del mondo di sauna in Finlandia, dopo aver trascorso sei minuti nella soffocante temperatura di 110 gradi centigradi. "Dopo questo incidente abbiamo deciso che il campionato è finito", ha detto Saija Jappinen, segretario culturale della città di Heinola all'agenzia Reuters, annunciando la fine della manifestazione.
I campionati mondiali di sauna si sono tenuti sinora 12 volte a Heinola, città che si trova a circa 138 chilometri a nordest della capitale Helsinki, in Finlandia. La singolare competizione consiste nel resistere il più a lungo possibile in una sauna riscaldata a 110 gradi.
Decine di concorrenti (più di 130, provenienti da tutte le parti del mondo) hanno partecipato alla competizione e alla fine si sono ridotti solo a due, ma sei minuti dopo l'inizio della finale i giudici hanno notato che qualcosa non andava con i campioni rimasti: il russo Vladimir Lazyzhenskiy e il finlandese Timo Kaukonen. Entrambi sono stati portati in ospedale nella città di Lahti, dove Ladizhensky è morto poco dopo l’arrivo. Kaukonen, che ha vinto il titolo lo scorso anno, gravemente ustionato resta ricoverato in ospedale. Gli organizzatori del campionato hanno annunciato in un comunicato pubblico di aver compiuto tutte le procedure di sicurezza. “Abbiamo seguito tutte le regole e vi era abbastanza personale medico. Inoltre, tutti i concorrenti devono iscriversi all’evento, con un certificato medico che attesti il loro ottimo stato di salute”, ha detto il direttore dell’evento, Ossi Arvelo.
La polizia locale tuttavia, ha avviato un’indagine sul luogo sta specificatamente indagando sulle cause della morte di Lazyzhenskiy per individuare eventualità responsabilità penali.Gli organizzatori dell'evento hanno fatto intendere che probabilmente il campionato non si farà mai più.

Se non fosse per il dramma di due vite umane, una portata a termine e l'altra gravemente compromessa, la notizia avrebbe una sua qualità indubbiamente demenziale.
Chi sano di mente, potrebbe sottoporsi per il più lungo tempo possibile, al limite della ressitenza fisiologica o superandola, al micidiale effetto del caldo umido, spinto al massimo?
Qualsiasi competizione in qualsiasi disciplina sportiva esprime in forma sublimata il tentativo dell'uomo di superare i propri limiti, ma sempre nenell'ambito dell'agone dell'esistenza, come correre più veloce, saltare più in alto, resistere più a lungo nella corsa di lunga durata o nel nuoto: tutte attivtà funzionali, in qualche misura, all'impegno nella caccia o nella guerra, oppure - andando ancora più indietro nel tempo, all'origine dei tempi - alla capacità di sopravvivenza in un mondo fondamentalmente ostile ed irto di pericoli.
Dare un simile valore alla Competizione di sauna, farne un Campionato del Mondo, è davvero incomprensibile: spostando i termini, si potrebbe ipotizzare allora una gara di resistenza nello stare a bagno in un grande calderone pieno di acqua portata all'ebollizione, oppure nel giacere su di una graticola arroventata, oppure nel camminare il più a lungo possibile su di un letto di braci ardenti.
Come leggere simili cimenti?
Prove fachiresche ed insensate, scuola di resistenza alla tortura, propensione masochistica, algolagnia, oppure iniziazione a forme di superominismo becero e idiota?
Non saprei.
Penso che chiunque debba essere lasciato libero di mettersi alla prova se vuole imparare a resistere al dolore e alla sofferenza, a cimentarsi in prove di coraggio, a tentare riti ordalici: ma nel suo privato.
Molti possono ricordarsi che, da ragazzi, si infliggevano piccole sofferenze (pizzicotti a sangue, punturine di spillo, aghi traforanti la pelle), per capire quale potesse essere il proprio limite al dolore e, a poco a poco, imparare a forzarlo., ma anche per "temprarsi".
Una sorta di mitriditasmo al dolore, si potrebbe dire.
E questo fa parte dello sviluppo psicologico e viene a colmare il vuoto - in alcuni casi - di quei riti di passaggio che un tempo segnavano il transito dall'infanzia all'età adulta senza la moratoria dell'adolescenza, invenzione tutta moderna, e guadagnarsi a pieno titolo il riconoscimento di essere un guerriero di valore, come ci mostra bene una delle sequenze-chiave de "L'uomo chiamato cavallo".
Ci sono quelli che spinti da una vera deformazione psicopatologica del proprio io, si infliggono ferite con armi da punta e da taglio (i cosiddetti "cutter" che sviluppano nel corso del tempo dipendenza dal dolore e che dal dolore traggono piacere, cioè intense scariche di dopamina, utilizzando il linguaggio dei mediatori chimici)
Penso, tuttavia, che sia criminale che un'organizzazione qualsivoglia si faccia carico di ufficializzare simili tendenze che - amplificate dal teatro mediatico - diventano anche occasione di istrioniche propensioni suicide e autolesionistiche.
E' una fortuna che, di fronte alla tragedia, gli organizzatori della manifestazione finlandese abbiano affermato di non essere sicuri se il campionato del mondo di sauna si rifarà ancora negli anni futuri.
Ma è un modo tardivo di chiudere i portoni delle stalle dopo che i buoi sono fuggiti.

Quello sollevato da questo drammatico evento è un tema che meriterebbe ulteriori approfonimenti, considerando anche il peso non indifferente della società dello spettacolo, che favorisce una serie di "stranezze" proprio per trarne alimento nello sviluppo sempre più marcato di quello che potrebbe definirsi un "teatro della crudeltà".
La foto del russo giù deceduto, diffusa dai media, ne è la prova cogente.
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2 commenti:

  1. Un mio lettore ha commentato:
    "Le tue argomentazioni sono da me condivise, tuttavia altri potrebbero accostare la Nove Colli Running al campionato mondiale di sauna, dicendo che se qualcuno desidera correre per 200 km non per questo qualcuno dovrebbe supportarlo organizzando una gara.
    Insomma, viste da fuori molte manifestazioni umane sono incomprensibili.Non ultimi gli incontri di pugilato che stanno inframmezzando le 'amichevoli' estive calcistiche".
    A queste osservazioni, mi sento di aggiungere queste considerazioni per chiarire meglio il mio pensiero:

    La corsa sulle lunghissime distanze, come anche il nuoto-endurance, rientrano tra quelle discipline che posseggono in maniera più forte un collegamento con l'addestramento dell'uomo primitivo alle arti della caccia o della guerra. E quindi hanno più senso, perchè non sono delle attività semplicemente masochistiche e di esclusiva applicazione al dolore e alla sofferenza.
    Siamo su due campi ben diversi...
    Qui siamo di fornte ad attività che, se vogliamo essere buoni, assomigliano ai riti ordalici dell'antichità: chi riusciva a sopravvivere a prove estreme, come erano il fuoco o il gelo, ed uscirne indenne, si considerava uno che era scampato al giudizio di dio.
    Il rito ordalico era invocato da chi era ingiustamente accusato di aver compiuto un grave delitto, che prevedeva solitamente una pena estrema. Di fornte alla certezza della pena estrema, il condannato preferiva optare per l'incertezza del rito ordalico, se fosse sopravvissuto al quale, sarebbe stato dichiarato innocente per "volontà di dio", appunto.
    In una società senza valori, abbiamo sempre più bisogno di riti ordalici a cui sopravvivere che servono a dare il senso ad esistenze altrimenti insensate.

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  2. In ogni caso la corsa sulle lunghissime distanze e competizioni inutilmente estreme come quella del Campionato del mondo di sauna, rispondono a filosofie completamente diverse e il loro rapporto con il limite viene "maneggiato" in modo non omologabile.
    La corsa sulle lunghissime distanze è una prova estrema addomesticata, "irregimentata" in qualche misura...
    Non ci si va allo sbaraglio, insomma.
    Per la Nove colli running che cita Andrea Furlanetto, ci si prepara preventivamente, ci si allena, si acquista dimestichezza con la corsa sulla lunga distanza, insomma c'è un percorso iniziatico implicante, da un lato, l'apprendimento di tecniche per una maggiore resistenza mentale allo sforzo prolungato e, dall'altro, l'acquisizione della conoscenza del proprio limite.
    Se alla Nove Colli Running (volendo utilizzare questo tipo di gara come paradigma dell'estremo nella corsa di lunga durata)ad un certo punto ti rendi conto che non ce la fai, ti ritiri e tenterai la prova il prossima volta.
    Non si tratta di resistere sino all'estremo limite della resistenza fisiologica in condizioni disumane, come nel caso della sauna a 110°.

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