mercoledì 16 marzo 2011

Peter Cushing e Christopher Lee in un intrigante saggio di Franco Pezzini e Angelica Tintori


Peter Cushing (1913-1994) e Christopher Lee (1922-) sono stati due grandi del cinema: nei tardi anni Cinquanta si incontrarono sui set della Hammer, una casa cinematografica inglese che, dopo la lunga stasi seguita al Muto e all’Espressionismo tedesco, diede un nuovo impulso al genere Horror, sdoganandolo al grande pubblico. Attori eclettici, con alcune prove cinematografiche alle spalle in ambiti diversi, Cushing e Lee si ritrovarono a recitare in coppia nei film diretti da Terence Fisher, The Curse of Frankenstein (1957) e Dracula (1958), entrambi prodotti dalla Hammer: in queste due pellicole, vere pietre miliari della cinematografia horror, furono rispettivamente il Barone e la Creatura, Van Helsing e Dracula, la forte valenza iconica di tali personaggi fu magnificamente recepita dalle loro interpretazioni, destinate a influenzeranno significativamente l’immaginario collettivo a venire.

In tale “specializzazione” di ruoli, il duo Cushing-Lee si affianca ad alcuni nomi importanti della cinematografia horror come Lon Chaney jr (1883-1930), Bela Lugosi (1882-1956), Boris Karloff (1887-1969) e il contemporaneo Vincent Price (1911-1993).
Ma, a differenza degli attori citati che, il più delle volte, pur avendo firmato con la loro presenza dei grandi “classici” del genere horror, operarono il più delle volte in solitaria, Cushing e Lee si ritrovarono a “giocare” in tandem, in un rapporto dialettico di continua alternanza tra agonista/deuteragonista o in una contrapposizione dinamica tra personaggio principale e la sua “ombra” (Frankenstein vs Creatura), tra protagonista positivo e antagonista terrifico (Van Helsing vs Dracula), tra maestro e “aiutante” (Sherlock Holmes vs Watson).

Cushing e Lee sono i protagonisti di Peter & Chris. I Dioscuri della notte (Gargoyle, dicembre 2010), un lavoro davvero impagabile per analisi critica e rigore documentale, firmato da Franco Pezzini e Angelica Tintori, entrambi esperti di cinema e già cimentatisi con il tema del Vampiro nella cinematografia in The Dark Screen. Il mito di Dracula sul grande e piccolo schermo (Gargoyle, 2008).
Il percorso attoriale di Cushing e Lee viene radiografato in profondità: dall’infanzia – con uno zoom assai esaustivo sui rispettivi ambienti familiari – alle iniziali esperienze professionali; dalla collaborazione sui set Hammer – da cui prende avvio una tra le più memorabili stagioni del cinema di genere –, passando poi a una serie di esperienze spurie nordamericane, sino alla conclusione del sodalizio a causa della scomparsa di Peter Cushing (nel 1994), senza trascurare le ultime prove solitarie di Christopher Lee. Chi dimenticherà mai, ad esempio, la sua interpretazione di Saruman il Bianco nella trilogia cinematografica de Il Signore degli anelli (2001) realizzata dal neozelandese Peter Jackson? E sono in tanti a chiedersi come sarebbe stato proprio Lee nei panni di Gandalf il Bianco oppure se, essendo ancora in vita Peter Cushing, i due avessero proposto ancora una volta, nei due rispettivi ruoli antagonisti, un ulteriore, magistrale duetto.
Pezzini e Tintori raccontano di due attori che, pur diversi per formazione e vissuto, sono accomunati dalla tenacia e dalla precisione interpretativa:
La formula della riproposizione del medesimo paio di volti nell’ambito di opere diverse reca un elemento in qualche modo tranquillizzante, di conferma di orizzonti noti agli spettatori, e dunque di garanzia e di valore aggiunto alle produzioni (dall’Introduzione degli autori, p.10).
E più avanti:
Ma anche in tale ambito, fortemente conservativo di caratteri mitici, all’eroe si contrappone spesso una figura-ombra nel segno di una complementarità variamente intesa (Ibidem, p.10).
La collaborazione professionale tra Cushing e Lee sul set si trasformò presto in un legame di amicizia destinato a consolidarsi sempre più nel corso del tempo, così che i due attori, in qualche misura, forgiarono i propri personaggi l’uno sull’altro per effetto di uno strano meccanismo di travaso “empatico”, fermo restando le differenze legate alla forte personalità di ciascuno.
In qualche misura, attore e personaggio partecipano l’uno dell’altro: non evidentemente nelle scelte esistenziali, ma in un sottile gioco che arricchisce vicendevolmente le due persone. Cioè quella in carne ed ossa dell’attore che attraverso il ruolo conosce il confronto con diverse dimensioni interiori, anche molto lontane dal proprio vissuto, e l’altra, nel senso latino di “maschera” (persona, appunto) che acquisisce spessore umano tramite l’interprete.: Il tutto peraltro in termini non sempre chiari per il pubblico, che può faticare a scindere l’uomo-attore dal personaggio abilmente interpretato: Risulta intuitivo quanto tale compenetrazione finisca con l’influire sulla dialettica della coppia professionale (ibidem, p. 10)
Il volume della Gargoyle, il cui progetto è stato ispirato da un’idea lanciata da Paolo De Crescenzo, direttore editoriale della stessa casa editrice, viene a rappresentare una pietra miliare nel campo della saggistica cinematografica , ponendosi come riferimento imprescindibile per gli studiosi di cinematografia e per gli appassionati.
Il libro è esauriente, senza essere arido, perché nella sua elaborazione i due autori hanno travasato la loro passione.
L’approccio multidisciplinare di Pezzini e Tintori – che va dall’antropologia alla semiologia e alla sociologia – permette loro, inoltre, una rivisitazione innovativa e interessante di tanti film più o meno noti, che hanno fatto la storia del cinema di genere.
Sulla cinematografia horror In lingua italiana esiste, come punto di riferimento la grande opera di Teo Mora, Storia del cinema horror, pubblicato da Fanucci in tre volumi, dal 1977 in avanti, forse oggi introvabili nei normali circuiti librari e, in tempi successivi, un’opera più “leggera” a firma di Danilo Arona (Guida al cinema horror, Ripostes, 1996). L’opera di Pezzini e Tintori è rispetto all’insuperabile caposaldo storiografico di Teo Mora, un’opera monografica, nella quale - oltre ad ampliare enormemente il campo già esplorato, ma in un’ottica ben più specialistica - essi si distinguono per un efficace registro affabulatorio, che fa pienamente entrare il lettore nel ritmo di una narrazione (è come se essi dessero al loro la lettore la possibilità di “visualizzare” scena per scena i film di cui parlano), piuttosto che quello della disquisizione dotta.
L’opera è preceduta da una prefazione di Alfredo Castelli (autore di Martin Mystère) dal titolo “Una scelta irresponsabile”, nella quale si legge a elogio alla completezza del testo:
Avendo la fortuna di potere accedere a un formidabile database giornalistico, ho cercato nei quotidiani d’epoca notizie sui Dioscuri sicuro di trovare qualcosa che nel libro non c’era. Niente: non so come abbiano fatto, ma sembra che Angelica e Franco siano vissuti accanto a Peter e Chris, fin da quando questi ultimi erano in fasce (dalla prefazione di Alfredo Castelli, p. 6)

Questo, molto in sintesi, il piano dell'opera
Il lavoro di Pezzini e Tintori si sviluppa con un grande rigore.
Dopo un'Introduzione in cui i due autori forniscono un'inquadramento generale del tema che intendono sviluppare e una nota bibliografica per specificare correttamente le principali fonti bibliografiche di cui si sono serviti per sviluppare la loro indagine seguone sei grandi capitoli.
Il primo tratta delle due vite parallele dei due attori, sin quasi al loro primo incontro ("Le vite parallele. Avventure, produzioni e incroci causali prima del sodalizio").
Il secondo affronta il loro primo incontro e le prime due "mitiche" produzioni Hammer, Frankenstein e Dracula ("Le fondamenta del mito. Frankenstein, Dracula e la ridefinizione dell'horror"). Ovviamente, ricalcando il metodo già sperimentato con il loro primo volume sul vampiro cinematografico, i due autori dedicano ampio spazio per rivisatare minuziosamente la trama dei due film "capostipite" della produzione Hammer.
Nel terzo capitolo ("Demoni e dee. la costruzione del Pandemonium Hammer") vengono visitati e analizzati tutti gli altri film della produzione Hammer che hanno visto la collaborazione dei due attori come, ad esempio, Il Mastino dei Baskervilles, La Mummia, The Gorgon, She, Dracula Prince of Darkness.
Nel quarto ("Non solo Hammer. le altre produzioni"), il lettore viene condotto in una lunga carrellata su altre produzioni che, in alcuni casi, conducono Peter e Chris oltre oceano e li fanno incontrare con altri grandi attori dell'horror, tra i quali Vincent Price. Le "altre" produzioni furono rigogliose e numerose, a riprova del fatto che i due Dioscuri erano nel frattempo divenuti nella cinematografia di genere sempre più osannati, riveriti e richiesti.
Il quinto capitolo ("La fine di un'epoca. La stagione horror 1972-1974") esamina la transizione verso una cimnematografia in cui l'horror - transitoriamente - volge al declino, con produzioni realizzate da registi ritardatari, quasi degli "epigoni", mentre i due vengono anche coinvolti in produzioni non di genere.
Nel sesto capitolo ("I dioscuri tra le stelle. Le ultime produzioni") la traiettoria dei Dioscuri volge al termine: sono insieme, ma disgiunti, coinvolti in una serie di produzioni seriali per la TV e reclutati per parti "cameo" da registi maggiori. Alla fine degli anni Novanta, Peter Cushing "ascende" al cielo come Dioscuro mentre Lee rimane ancora attivo e a lui vengono affidai dei ruoli strepitosi, come nel caso della parte che gli viene chiesto di impersonare come Saruman il Bianco nel film-saga, Il Signore degli anelli, sino ad una parte cameo nel recentissimo film di John Landis (Burke&Hare), peraltro non citata dagli autori, perchè al tempo dell'estensione dell'opera il film sulla storia dei due celebri ladri di cadaveri non era ancora stato realizzato.
Ogni capitolo è corredato di un ricco apparato di note critici con tutti i necessari ed esaustivi rimandi bibliografici e alle fonti consultate.
Da menzionare anche l'inserto centrale con foto d'archivio a colori e in bianco nero che offrono il necessario supporto iconograqfico alla materia trattata.
Gli autori concludono, riflettendo, in ultimo, sull'enorme popolarità - rilevabile nel web - di cui godono - con pieno vigore - i due attori, affermando - proprio nel paragrafo di chiusura:
L'esistenza stessa su You Tube, di qualcosa come i cartoni animati Pete e Chris. The Never Ending Stories, coi due attori caricaturati in buffe storielle, offre la misura di un impatto sull'immaginario che li vede assurgere a categorie dello spirito, e persino sttraverso la fondamentale serietà del gioco e della risata. Permettendo di riconoscere in questa storia congiunta un capitolo importante dell'orizzonte che abbiamo dentro (cfr. p. 407).

Perché Dioscuri della notte?
Presente nel sottotitolo, a definire assai suggestivamente il celebrato Tandem è il termine “Dioscuri” che racchiude in sé molteplici significati e rimandi: il carattere “mitico” della coppia ( pur essendo i Dioscuri solo semidèi, quando giunse il momento della loro morte, Zeus concesse loro il privilegio di ascendere al cielo e di rimanervi in forma di costellazione, la cui brillantezza in cielo avrebbe ricordato agli Umani la grandezza delle passate gesta), l’inscindibilità (l’uno era il completamento dell’altro), e l’idea del compimento di grandi imprese all’insegna di dedizione e abnegazione reciproche. L’aggiunta “della notte” all’appellativo “dioscuri”, rimanda ovviamente alle tenebre, al buio, all’oscurità predilette dalle creature e dai “mostri” che i due attori hanno rappresentato e, in generale, all’Horror che, in quanto genere, essi sono riusciti a sdoganare verso un pubblico non più di nicchia.
Nel Mito, Castore e Polluce - detti i Dioscuri - secondo alcuni nacquero da Zeus e Leda, mentre secondo altre fonti avrebbero avuto origine da Tindaro, re di Sparta, ed ebbero come sorella Elena, il cui rapimento da parte di Paride fu causa della guerra di Troia.
Altri, infine, raccontano che solamente Polluce e la sorella Elena fossero figli di Zeus, e dunque immortali, mentre solo Castore sarebbe stato figlio di Tindaro e, dunque, destinato alla morte.
Nel mito, inoltre, Castore e Polluce furono due degli Argonauti, gli eroi che parteciparono - al seguito di Teseo - alla ricerca del Vello d’oro: Polluce – già celebrato come grande pugile – sconfisse in una gara di questa disciplina Amico, il re dei Bebrici.
Poco tempo dopo i gemelli fondarono la città eponima di Dioscuria, collocata secondo il mito in Colchide.
Inoltre, presero parte alla lotta contro Teseo, che aveva rapito la loro sorella Elena nascondendola ad Afidne. Fu dopo quest’ultimo combattimento che Zeus concesse loro l’immortalità.
Si narra inoltre che abbiano preso parte alla Battaglia della Sagra tra le file dei Locresi (della città di Locri Epizephiri) combattuta contro i crotonesi (Crotone). Afareo, fratello del re Tindaro, era a sua volta padre di due gemelli: Ida e Linceo. Secondo una delle fonti, Castore e Polluce rapirono le promesse spose dei cugini e, nell’imboscata che ne seguì, Castore fu ferito a morte. Polluce, volendo seguire il destino del fratello, ottenne di vivere così come Castore un giorno sull’Olimpo e uno nell’Ade.
Un altro mito, riportato da Euripide nella sua opera Elena (al verso 140), ricorda invece che Zeus concesse – visto il loro profondo legame – di vivere per sempre nel cielo, sotto forma di costellazione.

Dal risguardo di copertina
Poche coppie dello schermo hanno influito tanto profondamente sull'immaginario collettivo quanto quella formata da Peter Cushing e Christopher Lee. Nel corso delle rispettive, lunghe carriere, i due attori si sono cimentati nei più svariati tipi d'interpretazione, ma la consacrazione a icone internazionali è avvenuta sul terreno dell'horror. A partire dai primi e ormai leggendari film in coppia per la Hammer, "The Curse of Frankenstein" (1957) e "Dracula" (1958), e via via di pellicola in pellicola, Cushing - che muore nel 1994 - e Lee - ancora oggi attivissimo a quasi novant'anni - hanno saputo intessere un rapporto professionale e personale di profonda amicizia. Entrambi eclettici e ricchi di doti artistiche, questi "Dioscuri della notte", in transito incessante sullo schermo tra castelli e sepolcri, rappresentano una testimonianza dello spessore professionale e personale che può star dietro a film etichettati come "popolari". Mai consumate in stereotipi, le maschere offerte da Cushing & Lee hanno spalancato all'Occidente del secondo Novecento una rinnovata galleria di mostri gotici. Con loro si afferma un sofisticato sistema simbolico di enorme impatto sul pubblico, più vivo che mai anche nell'età di Twilight. Ulteriore testimonianza ne è il diffuso e appassionato culto che corre tuttora sul web. Culto che riconosce nella storia di questo tandem un'appassionante epopea sia umana sia cinematografica, nonché un capitolo fondamentale delle mitologie dell'uomo moderno.

Franco Pezzini & Angelica Tintori, Peter&Chris. I Dioscuri della notte, Gargoyle, 2010

4 commenti:

  1. Se ti piacciono i libri, passa a trovarmi ;)

    paroleproject.blogspot.com

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  2. Qlxchange
    Ha detto: Bell'articolo complimenti!!!

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